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Fugitive Days

Bill Ayers
Fugitive Days – Memorie dai Weather Underground
(Cox18Books, 2006)
Il libro lo trovi in Calusca, in via Conchetta 18. Oppure lo puoi ordinare scrivendo a questo indirizzo: libreriacalusca@yahoo.it

FugitiveDays

Come si può fermare una guerra quando questa si combatte a migliaia di chilometri di distanza?
“Portiamo la guerra a casa”, avevano urlato i Weathermen nel 1969 per le strade di Chicago e poi in tutti gli Stati Uniti. Era la loro battaglia, la lotta di migliaia di giovani per fermare la guerra del Vietnam.
“Molti erano studenti”, scrive Ayers, “altri erano hippy, freak e gente di strada, alcuni erano intellettuali, altri anarchici, ribelli, socialisti, comunisti di ferro, (…) eredi dei formidabili beatnik, poeti, liberi pensatori, artisti, ragazzi di strada, rocker, digger, wobblies”. Bill Ayers era uno di loro.

Nel 1970, dopo le mobilitazioni contro la guerra del Vietnam, i riot urbani e le lotte per l’autodeterminazione della comunità nera, i Weathermen scelgono la clandestinità, e dichiarano guerra agli Stati Uniti. Si chiameranno Weather Underground, da una canzone di Bob Dylan, Subterranean Homesick Blues: “Non hai bisogno di un weatherman – un esperto del tempo – per sapere da che parte soffia il vento”.

A trent’anni di distanza, le rappresentazioni di presunti “assi del male” e di “stati canaglia” colpiscono e lacerano l’immaginario, mirando a impedire ogni possibile forma di conflitto. Attraverso il terrore, si riconducono violenza e sopraffazione, ribellione e resistenza a un tutt’uno indistinto. I ricordi di Bill Ayers riportano quegli eventi a una memoria collettiva, fondamentale per riconoscere l’esistenza di storie e biografie che le nuove pratiche disciplinari vorrebbero azzerare.