MESSI A BANDO

Sono diversi giorni che si sente strombettare da più parti a proposito di una delibera del Comune di Milano che permetterebbe l’istituzione di una serie di bandi per assegnare spazi “liberi (o che si renderanno liberi)” di proprietà comunale per “avviare progetti finalizzati allo sviluppo di attività culturali sociali ed economiche”.

Autorevoli voci dell’amministrazione parlano di una lista di 1.200 spazi, benché l’elenco dei luoghi interessati non sia ancora noto, neppure in forma parziale.

A questo punto ci tocca dire qualcosa:

Non tutti sono uguali
In primo luogo la delibera della giunta è profondamente iniqua nei suoi criteri: mette a competere sullo stesso piano un’associazione di pensionati, un gruppo di iniziativa territoriale, un gruppo di studenti con un’impresa o un consorzio di cooperative come se questi soggetti avessero le stesse possibilità finanziarie.

Il regime del dialogo
A fronte di tante parole, registriamo, da un po’ di tempo, fatti di segno opposto:

• a metà giugno 2012 viene sgomberata l’occupazione di via Scaldasole,
• ad agosto, Villa Vegan Occupata riceve una intimazione di rilascio dei locali (procedura analoga a quella che portò allo sgombero di COX18 nel gennaio 2009),
• segue, a poca distanza, una “informale” richiesta da parte del Comune affinché lo spazio liberato PianoTerra tolga il disturbo,
• quindi lo sgombero manu militari del Lambretta, dopo una triste pantomima tra il responsabile dell’Ufficio relazioni con la città del Comune di Milano, che non dice quello che sa, e il questore Luigi Savina, che invece sa quello che dice ma non sa quello che fa (vedi l’intervento della polizia in assetto antisommossa al rave party di Cusago. Risultato: una ragazza in coma, decine di candelotti lacrimogeni sparati contro ragazzi che ballavano e botte da orbi).

Prima ancora vi erano state la vicenda di Macao e la milleduesima puntata del tormentone Torchiera.

Nel frattempo si susseguono a ritmo incalzante gli sfratti abitativi eseguiti con la forza pubblica, che lasciano famiglie intere in strada, senz’alcuna alternativa, e i solidali (chapeau!) con la testa rotta. Ma guai a protestare, perché il Signor Sindaco s’indigna per la violazione della “casa dei milanesi”. E per la violazione della casa degli “abusivi di via Neera”, lo sgombero di uomini, donne e bambini trattati come spazzatura da rimuovere, per quella chi s’indigna?

Per quanto ci riguarda il 31 ottobre presso la II sezione Civile del tribunale di Milano si è tenuta l’ultima udienza dell’appello della causa tra COX18 e il Comune di Milano intentata dalla giunta Moratti e proseguita dalla giunta Pisapia, in merito al possesso dei locali occupati dal centro. Nonostante la nuova giunta avesse chiesto nel mese di febbraio un rinvio per avviare incontri tra le parti e verificare la possibilità di accordi, il silenzio è stato tombale. Eppure, stando ancora ad autorevoli voci dell’amministrazione, la giunta Pisapia sarebbe aperta al dialogo e preoccupata per l’indisponibilità dei centri sociali.

Qui si vuol costringere l’aggettivo “libero” a divenire sinonimo di “vuoto”
Infine la delibera non riguarda gli spazi occupati semplicemente perché questi non sono spazi “liberi” né che “si libereranno”. Le realtà collettive che gestiscono questi spazi da anni quando non addirittura da decenni, come il C.S.O.A. COX18, hanno già provveduto a recuperare i loro spazi e mantenerli in attività con progetti di iniziativa politica, culturale e sociale capaci di produrre relazioni conosciute e radicate nel territorio.

Allora ci chiediamo: la giunta Pisapia vuole realmente interloquire con le realtà politiche e sociali di questa città? O vuole semplicemente un fiore all’occhiello per poter affermare di aver risolto un “problema di ordine pubblico a Milano”? Vuole valorizzare, come dice, le attività esistenti in città? O vuole usare il bando per dividere le realtà collettive tra buoni e cattivi, tra quelle che accettano e quelle che non accettano?

Attenzione!
Timeo danaos et dona ferentes

Non è la giunta Pisapia a venire oggi incontro alle realtà sociali, sono le pratiche di occupazione e resistenza delle realtà sociali che da anni sono andate nella direzione di un modello di città diverso facendo argine, con lotte animate dalla forza del desiderio e dalle armi della passione, alle logiche di svendita di Milano e alla sua totale consegna nelle mani della speculazione.

Ciò detto, vogliamo precisare ulteriormente la nostra posizione:

Nei giorni scorsi abbiamo scritto: “QUI SIAMO E QUI RESTEREMO!”. Alla base di questa determinazione stanno la nostra IDENTITÀ PRATICA (quello che siamo e quello che facciamo), l’AUTOGESTIONE (le forme e le modalità dell’agire che ci siamo dati) e la TERRITORIALITÀ (i luoghi e il quartiere dove da anni siamo radicati).

A nostro avviso il primo segno di un’effettiva disponibilità al dialogo dal parte del Comune deve consistere nel riconoscimento di fatto del movimento delle occupazioni a Milano, una realtà storica non relegabile nelle pieghe di una delibera sugli spazi vuoti della città.

6 nov 2012

Cox18, Calusca, Archivio Primo Moroni